Case di riposo per gay e lesbiche in Europa e nel mondo

Santa Fè.
È stata inaugurata il 10 giugno 2006 la Rainbow Vision Santa Fè, la prima casa di riposo per gay e lesbiche del New Messico.
La Rainbow Vision, forte del successo riscosso in pochi giorni a Santa Fè (in meno di trenta giorni sono stati occupati tutti i 146 appartamenti), sta già pensando di costruire una struttura analoga anche in California a Palm Springs, secondo gli esperti, un vero paradiso dei gay.
Questo tipo di case di riposo, secondo quanto stimato dall’associazione omosessuale Senior Action in a Gay Environment, saranno sempre più necessarie. Secondo recenti stime dell’associazioni più del 67% degli omosessuali che ha superato i sessanta anni in America vive da solo, una percentuale che è il doppio rispetto a quella degli eterosessuali.

Berlino
Inaugurata il 18 gennaio la prima casa di riposo per gay e lesbiche in Europa. Il centro, che sorge nel quartiere nord-orientale di Pankow, accoglie in tutto 28 persone.
Qui gli omosessuali più anziani possono, ad esempio, ricordare le proprie esperienze passate, senza il timore di non essere compresi o di essere emarginati.
Il progetto, voluto da un’associazione berlinese impegnata nella difesa dei diritti di gay e lesbiche più anziani, è partito ufficialmente lo scorso novembre, con la firma del contratto di cooperazione con un istituto specializzato nell’assistenza agli anziani.
Secondo l’associazione, a Berlino oltre 1.300 gay e lesbiche bisognosi di assistenza vengono seguiti con trattamento ospedaliero. La maggior parte di quelli sopra i 70 anni non hanno figli e quindi non ricevono spesso sostegno dalle generazioni più giovani.
Australia
Presto nascera’ un villaggio per anziani gay. Il progestto, che si chiama Linton Estate, avra’ un costo di 12 milioni di sterline.
Al suo interno, questo residence per anziani gay, lesbiche o transgender avra’ dei campi da tennis, alcune piste da bowling, un teatro open air, un centro benessere, una piscina, un bar ed un ristorante. Alcuni attivisti hanno protestato per questo progetto. Ma i lavori per costruire questa casa di riposo per gli anziani appartenenti alla comunita’ gay sono iniziati nel 2009. La casa sorgera’ a Daylesford, citta’ che, non a caso, ospita la piu’ grande comunita’ gay dell’Australia: “Sia che siano in una relazione stabile o single, tutti vogliono essere circondati da amici. Vorrei che Linton Estate fosse diverso dalle altre case di riposo per anziani“.

Torino
La chiamano «Friendly Home» e rimanda a strutture analoghe aperte in paesi europei ed extraeuropei con il contributo del settore pubblico.
E’ il modello al quale guardano Enzo Cucco, Angelo Pezzana ed Enzo Francone – esponenti del vecchio gruppo dirigente del «Fuori», il primo movimento omosessuale italiano nato proprio a Torino nel 1971 -, protagonisti di una trattativa con Regione e Comune per un progetto senza precedenti in Italia: ristrutturare un edificio esistente o costruirne uno su un terreno edificabile concesso in uso dalla proprietà, pubblica o privata che sia. Possibilmente in centro o in un quartiere servito. L’obiettivo è creare una residenza per omosessuali «over 50» e donne single «gay friendly» per rispondere alle esigenze di individui soli, talora a basso reddito e con problemi di salute, spesso in rapporti conflittuali con la famiglia d’origine e prive di una rete di sostegno.
«In base alle rilevazioni statistiche pubblicate sul sito del Comune, e considerando che la percentuale di persone omosessuali varia dal 5 al 10% – si legge nella scheda del progetto -, possiamo calcolare le persone omosessuali di età superiore ai 50 anni che vivono a Torino da un minimo di 19.500 a un massimo di 39 mila. Di queste, almeno 7.800 vivono da sole».
Come spiega Cucco, a suo tempo tra gli organizzatori del Gay Pride torinese, il progetto di «co-housing» fa capo a «Lambda Mutuo soccorso», associazione costituita per organizzare e gestire servizi di assistenza dedicati. L’idea è quella di una ventina di alloggi in affitto, indipendenti ma concentrati nello stesso stabile, con spazi al piano terra per ospitare iniziative culturali e ricreative aperte a tutta la città (dibattiti, proiezioni, la biblioteca della «Fondazione Sandro Penna»). Non una casa di riposo ma una struttura residenziale integrata: strumento di riqualificazione per il quartiere e, sostiene Pezzana, «banco di prova per una città non nuova alle sperimentazioni». Previsti servizi sociali e culturali, assistenziali, sanitari, di residenza e di comunità.
Ma il Comune frena. Per dirla con l’assessore Roberto Tricarico, «condividiamo l’idea dei condomini solidali, alcuni sono già stati realizzati, altri sono in programma, ma tra le condizioni che danno diritto a punteggio non è previsto un particolare riferimento all’omosessualità. Nè, ovviamente, questa è motivo di esclusione».

Bari
Troverete il progetto sul sito www.desiderandae.it
Il progetto prende il nome di Lesbizio. Dal sito
“Questo posto sarà situato nei pressi di Bari, nel verde e all’aria aperta; ci saranno dei piccoli appartamenti o stanze personali e degli spazi in comune, ci saranno solo lesbiche e ci lavoreranno solo lesbiche. In questo posto ci saranno gli archivi delle Desiderandae nonchéla sede dell’associazione che continuerà a lavorare per offrire spazi separatisti alla comunità lesbica e rimanere un luogo di scambio.
Pensiamo ad una ricettività per circa venti lesbiche.
Il lesbizio garantisce alle inquiline i servizi di mensa, pulizia, assistenza infermieristica, segretariato. Questi servizi potrebbero essere estesi anche a lesbiche anziane che non vivono all’interno del lesbizio ma che ne hanno bisogno. Con questo si potrebbe dare lavoro ad una decina di lesbiche disoccupate nonchésoddisfare le esigenze di lesbiche anziane che vogliano continuare a vivere nella propria casa in città. Alcune di noi pensano “oltre”: il lesbizio solo come una delle tante parti di un intero villaggio di lesbiche, o una strada o un quartiere, comunque vissuto da lesbiche.”

Articoli simili

Leave a Reply