Cassazione non fa differenza tra amore gay e etero

bologna-49107a436c1d9Il12 luglio del 2005 avvenne un delitto nel dipartimento di Matematica a Bologna. Renato Venier, l’assassinato, aveva appena sostenuto un esame.
Domenico Bottari confessò e finì in carcere, da dove non è mai più uscito.
Dal 18 aprile 2007 (data del processo di primo grado celebrato con rito abbreviato) tutta la vicenda giudiziaria si è giocata sull’aggravante dei «motivi abietti», esclusa in primo grado da Gamberini e riconosciuta in secondo dai giudici della Corte d’Assise d’Appello, come aveva chiesto la procura nel suo ricorso.
L’uomo era stato condannato a 30 anni per aver ucciso uno studente di cui era infatuato.
Ma l’aggravante per futili motivi non sta in piedi: l’amore è sempre amore, anche se omosessule.
L’amore folle e non ricambiato che spinse Domenico Bottari a uccidere Renato Venier non è un movente «abietto ». E così il colpevole si è risparmiato altri 14 anni di carcere.
Bottari, messinese oggi 35enne, si era innamorato del 22enne Venier conosciuto a Bologna, in ateneo, nella stessa facoltà dove, qualche anno dopo, l’avrebbe ucciso con otto colpi di pistola.
Il movente «passionale» fu chiaro subito: Domenico Bottari era ossessionato da quel ragazzo che non provava i suoi stessi sentimenti. Lo era al punto di decidere di liberarsi di quella ossessione eliminandone la causa. Uccidere Riccardo. Secondo la Cassazione, l’aggravante dei motivi abietti «va senz’altro eliminata». Ricelebrato ieri il processo, la corte presieduta dal giudice Aldo Ranieri ha dunque ridimensionato la pena, riportandola ai sedici anni iniziali.

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