Sei lesbica o gay? “Cambia o brucia”

senzanometruecolor01ys1di Delia Vaccarello

Cambia o brucia” “non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna, è abominio”: si apre così il video “Abomination” atto di accusa contro le terapie riparative americane che dà la parola agli esperti e agli ex-pazienti. Il video, proiettato sabato 7 novembre al convegno “Omosessualità e psicoterapie” che si è tenuto a Roma, ha dato ai presenti lo spessore dell’odio e delle strategie messe in atto contro le persone omosessuali da organizzazioni pseudoscientifiche sostenute da gruppi conservatori. La telecamera inquadra una foto: il volto sorridente di una giovane donna. Poi entra in scena la madre: “Nostra figlia ci rivelò di essere lesbica nel dicembre del 1988″. Ha i capelli perfettamente pettinati, il mento volitivo e rigido, lo sguardo sofferente, ma freddo. “Non la presi affatto bene”. Dice di essere una cristiana evangelica. La madre racconta di aver detto alla figlia che avrebbe potuto aiutarla a farsi “mettere a posto”. E’ stato il progetto di altri pazienti. Una donna lesbica dice: volevo essere etero, avere un compagno, relazioni sessuali, dei figli. Un uomo racconta di aver provato a cambiare i propri desideri per cinque anni. Un giovane si rivela ai genitori ma subito li tranquillizza: ho trovato un gruppo che mi aiuta a cambiare, è tutto ok. La donna, l’uomo, il giovane troveranno il sorriso: la donna dirà di aver buttato venti anni della sua vita ma poi le inquadrature la colgono felice della propria omosessualità. Così l’uomo. Il giovane si dirà finalmente liberato dalla lotta interna instillata dalle terapie riparative. La fotografia resterà muta. Se nell’ambiente di Chiesa “mia figlia avesse dichiarato la sua omosessualità non l’avrebbero più fatta cantare”. La madre alla fine ammette: Dio ci ama incondizionatamente, io non sono stata in grado di amare così mia figlia”. E’ sempre lei a parlare. La figlia non può più farlo: si è tolta la vita.

Il video mostra gli attivisti di “Exodus International” pronti a reclamizzare “il cambiamento che Dio ha portato in loro”. Dio: come può essere un presupposto scientifico? Ad analizzare le radici religiose delle terapie riparative è stato al convegno lo psichiatra Paolo Rigliano. “Le terapie riparative poggiano su questo pensiero: nessuno è gay, essere gay non fa parte dell’ordine che il creatore ha previsto per il bene delle sue creature”. Ne consegue che i comportamenti omosessuali sono considerati frutto di difetti nello sviluppo di individui che sono etero. “Neanche il pensiero nazista era arrivato a negare l’esistenza degli ebrei”. La riflessione di Rigliano mette l’indice sul “valore”: “Sono valori quelli che allargano le forme di amore del paziente. Le terapie riparative tendono a porre un dissidio mortale dentro persone che si sentono in trappola”. Quando i pazienti chiedono di diventare etero, ha affermato Vittorio Lingiardi, professore di psicologia alla Sapienza, il terapeuta ha il compito di interrogarsi sul “perché un individuo vuole cambiare i propri desideri”; ha l’obbligo di assumere una posizione di ascolto, arrivando come ha sottolineato Marialori Zaccaria, presidente dell’Ordine degli psicologi del Lazio, “ad accecare la propria memoria e il proprio desiderio”. Ecco perché, al fine di contrastare in Italia il danno delle terapie riparative, si attende che l’Ordine nazionale degli psicologi adotti linee guida che allertino i terapeuti sul peso del pregiudizio sociale nelle vite di gay e lesbiche.

da un blog del sito de “L’Unità”

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