Resoconto delle “5 giornate lesbiche”
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Roma
In una battuta, le lesbiche hanno un sacco di problemi, come tutte e tutti, ma sprizzano di salute.
800 presenze solo il primo giorno, almeno 4mila – 4mila 500 partecipanti in totale (tra le altre, fatto inedito, alcune decine di sorde, perfettamente partecipi dell’evento grazie a un team di interpreti della lingua dei segni).
Almeno 200 donne coinvolte nell’organizzazione in tutta Italia, dalle referenti dei filoni di ricerca (politica, teoria, diritti, relazioni, sessualità, teatro, cinema, arti visive, letteratura, poesia, musica) alle tecniche dei suoni e delle luci, alle volontarie dell’accoglienza e della ristorazione; un anno di consultazioni via web, alcune assemblee preparatorie, gruppi di lavoro; cene, feste e cineforum per garantire l’autofinanziamento (totale, salvo una sponsorizzazione di Birkenstock).
Per la promozione dell’evento non hanno coinvolto i mass media, nessun invito speciale riservato alle donne impegnate nella politica istituzionale (e una certa incredulità nel prendere atto che «nessuna, neanche tra quelle che più si accreditano come interpreti del movimento, abbia sentito la voglia di venire a confrontarsi o ad ascoltare, nemmeno per un’ora»).
Pare che fossero mediaente affollati anche i forum.
Questi (condotti da nomi storici della riflessione “militante”, fuori e dentro il mondo accademico – Simonetta Spinelli, Bianca Pomeranzi, Liana Borghi, Ambra Pirri, Nerina Milletti – ma anche da brillanti ricercatrici trentenni, come Francesca Manieri e Elisa Arfini) si sono misurati con le questioni aperte dalla teoria queer.
Un nodo, anche nella fase preparatoria, è stato il tema dell’antifascismo: per alcune presa di posizione assolutamente attuale e necessaria, se – come ha sottolineato la discussione collettiva – il fascismo è inteso come sopraffazione, intimamente legata all’ideologia sessista. Molte però restano perplesse, visto che «la ragnatela delle oppressioni non è riducibile al fascismo». Altro tema cruciale quello della famiglia: luogo violento, oltreché storico baricentro del patriarcato, secondo alcune; per altre luogo degli affetti, anche i nostri – basti pensare alle “famiglie arcobaleno” – ora che il modello unico patriarcale è collassato.
Una divergenza, questa, che rimanda direttamente al fossato esistente tra chi mette al primo posto le battaglie per i diritti (molto seguiti i workshop della sezione, coordinata da Susanna Lollini, dedicati a discriminazioni sul lavoro, matrimonio e filiazione lesbica, separazioni a causa lesbica, contrasto alle discriminazioni) e chi si appassiona a battaglie più radicali.
L’evento pare si sia trasformato in un caleidoscopio di età, stili, modi di essere e rappresentarsi che da solo è un manifesto, da solo butta all’aria sia lo stereotipo della lesbica inventato dalla eteronormatività, sia gli stereotipi autoprodotti.
Le feste serali hanno avuto un buon successo, gremite anche di giovanissime poco presenti ai momenti di riflessione (sintomo di scollamento generazionale, come lamentato da alcune, o delle «diverse modalità di diversi lesbismi», come ipotizzato da altre?).
Le organizzatrici consigliano di rimanere connesse, perchè il sito cinquegiornatelesbiche.org non chiude, materiali, idee e nuovi appuntamenti potranno trovarsi lì..
Fonte: www.liberazione.it
(foto www.romaviva.com)