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	<title>Lesbo Blog &#187; Cultura</title>
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	<description>Il nostro blog. Il blog delle donne omosessuali.</description>
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		<title>Omosessualità nei paesi arabi</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Dec 2010 14:48:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marilena Vettorello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità omosessuale]]></category>
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		<description><![CDATA[Viaggio attraverso l’ omofobia che ancora caratterizza molti paesi del Vicino e Medio Oriente. I gay e le lesbiche di questi Paesi sono costretti spesso ad una doppia vita, e in poche città di questa regione possono esprimere la loro vera personalità. La legge, la religione e la morale disapprovano chi ama persone dello stesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_6383" class="wp-caption alignleft" style="width: 265px"><img src="http://www.lesboblog.it/files/2010/12/Z5CA8XFL93CADYOWHXCAFW2U2RCAUJDOMHCAU8AILWCA0LD8CTCAOTWRDDCAXXL8B9CAXBXPO9CAWBVE9SCALUTR66CAJL2FTTCAEE3JWHCAZ36NGECAVWKGCRCA6SW573CAFS3WUACAR4XE9YCACMNT02.jpg" alt="Lesbiche in Arabia" width="255" height="198" class="size-full wp-image-6383" /><p class="wp-caption-text">Lesbiche in Arabia</p></div>Viaggio attraverso l’ omofobia che ancora caratterizza molti paesi del Vicino e Medio Oriente.</p>
<p>I gay e le lesbiche di questi Paesi sono costretti spesso ad una doppia vita, e in poche città di questa regione possono esprimere la loro vera personalità. </p>
<p>La legge, la religione e la morale disapprovano chi ama persone dello stesso sesso, e la società araba, basata su rapporti familiari molto più intensi di quella occidentale, si rivela un blocco per chi vorrebbe vivere serenamente la propria vita, ma è invece destinato a nascondere ciò che veramente è.</p>
<p>Il quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung ha realizzato un approfondito reportage sulle comunità LGBT che vivono in alcuni Paesi arabi, come Siria, Egitto o Libano.<br />
Un racconto che passa attraverso le voci di gay o lesbiche che vivono non senza problemi il loro orientamento sessuale. Zamina ha una relazione da due anni con la sua migliore amica, non lavora e aspetta con grande preoccupazione il possibile marito che la sua famiglia le vorrà imporre.</p>
<p><span id="more-6381"></span></p>
<p>Quando risiede nel quartiere musulmano di Damasco indossa il velo perché così vuole suo padre, ma appena può scappa nella zona cristiana di Bab Tuma, dove può camminare liberamente con la sua fidanzata, senza rischiare nulla per la sua incolumità.  </p>
<p>A Bab Tuma Zamina può bere vodka, fumare, e tenere abbracciata Naima, una segreteria di 24 anni che è diventata il suo primo amore dopo essere stata per anni la migliore amica. Rapporto tenuto all’oscuro delle famiglia, anche perché Zamina rivela che il padre, se la vedesse come è realmente, potrebbe anche ucciderla. L’omosessualità non è accettata in molti Paesi del Medio Oriente, perché distruggerebbe l’immagine tradizionale delle numerose famiglie arabe, almeno secondo l’opinione di religiosi e governanti. In Egitto, Siria e Arabia Saudita chi ama persone del proprio sesso viene trattato come un malato, se non come un criminale. In Iran o Yemen è perfino prevista la pena di morte per i gay o le lesbiche.</p>
<p>Per comprendere a fondo i motivi dell’astio verso la comunità LGBT presente nel mondo arabo è obbligatorio ascoltare il centro di queste società, ovvero le moschee e le comunità che attorno ad esse si raccolgono. </p>
<p>L’Imam Mohammed Hubasch è direttore del centro degli studi islamici di Damasco e deputato nel parlamento siriano. Una delle figure guida tra i religiosi islamici della Siria, e secondo molti osservatori esprime una visione piuttosto liberale della fede musulmana.  “L’Islam non vieta le nuove idee”, inizia Hubasch, “perché l’interpretazione del Corano e il rinnovamento sono pilastri della società musulmana. Ci sono più vie per raggiungere Dio, e il pensiero conservatore non ci aiuta “, sottolinea l’Imam di Damasco. Ma alle domande su quale sia questo rinnovamento, Hubasch risponde con poco, indicando gli altoparlanti per il minareto, oppure le Tv al plasma per trasmettere la predica. Per quanto riguarda il sesso, e più specificamente rapporti omosessuali, l’atteggiamento è molto più rigido, tanto che perfino la definizione di gay sfugge inizialmente all’Imam. “Non esiste una libertà senza limiti. L’omosessualità e la fede musulmana però non sono conciliabili. Chi è gay, deve essere aiutato per farsi correggere. </p>
<p>Chi crede in un Dio deve seguire le sue regole, e queste sono rigide per quanto riguardo il sesso”, rimarca Hubasch. Nel libro sacro del Corano però l’omosessualità viene solo definita come innaturale, ed un’esplicita condanna di essa non si trova, tanto che nel testo non esiste alcun passaggio su una sua punizione. “E’ questa terribile società, non il Corano”, esclama la Sorella, protagonista indiscussa di un bar per incontri gay di Damasco, il nuovo Hammamm. Posizionato alla fine di una stradina stretta, con una fontana nel cortile interno e la foto del presidente siriano alle pareti, l’Hammamm è diventato il luogo principale per chi vuole vivere la propria omosessualità a Damasco senza costrizioni.</p>
<p>A Damasco gli incontri tra i gay avvengono per lo più in modo nascosto, a differenza della capitale del Libano Beirut. Città simbolo degli scontri tra le varie comunità religiose che hanno dilaniato il Paese che confina con la Siria, Beirut è una sorta di mecca per gli omosessuali del Medio Oriente, dato che è l’unica grande città dove non si viene perseguitati se si esplicitano le proprie preferenze sessuali. “C’è bisogno di grande sicurezza in sé stessi per dichiararsi gay anche qui”, dichiara Rabih Maher, collaboratore di Helem, l’unica organizzazione LGBT attiva in Medio Oriente. </p>
<p>Incastonata nel quartiere di Hamra, dove sono ancora visibili i segni della guerra civile degli anni ottanta, accanto alla sede di Helem si trovano bar e locali per omosessuali che non sono nascosti al pubblico, un’eccezione in tutta la regione. “ Solo qui la nostra organizzazione potrebbe esistere” sottolinea Maher, che evidenzia  il problema principale per chi è gay. “Famiglia, famiglia, famiglia. Anch’io ho dovuto combattere con i miei genitori, e l’unico modo per non subire pressioni e costrizioni e poter vivere liberamente la propria vita è rendersi indipendenti il prima possibile e uscire di casa appena si può”.  Lo stesso collaborato di Helem confessa come per anni non abbia parlato con i suoi familiari, e solo da poco tempo hanno accettato la sua omosessualità.</p>
<p>Beirut però rappresenta un unicum, e le grandi capitali del Medio Oriente rimangono luoghi ostili per chi è gay. Ci sono posti come cinema, bar o hotel dove gli omosessuali si possono incontrare, ma sempre con grande discrezione, se non vera e propria segretezza. Al Cairo la situazione è ancora più difficile, e la preferenza per la comunità LGBT va alle feste private, dove ci si può incontrare e conoscere con più tranquillità. </p>
<p>La polizia interviene in Egitto, così come anche in Siria, sulla base della legge che punisce i rapporti tra persone dello stesso  sesso. Ma essere fermati dalle forze dell’ordine non è l’unica paura, perché l’umiliazione delle famiglie cancellerebbe immediatamente legami apparentemente inossidabili. “ Una famiglia in Egitto è formata da molte persone, con amici e parenti che vanno oltre lo stretto cerchio del nucleo formato da padri e figli. Non siamo una società individualistica come l’Occidente, dove ognuno è libero di fare le proprie cose. Qui la parentela è tutto. E’ una splendida prigione ricca di affetti e solidarietà, dove uno ha tutto. Tranne la propria libertà”, confessa Ramy, un gay egiziano. </p>
<p>Lo stesso concetto di coming out è descritto dal direttore dell’Iniziativa egiziana per i diritti personali come un elemento estraneo alla cultura mediorientale. Una simile rivelazione porterebbe a cure consigliate, se non coatte, per correggere le inclinazioni sessuali. Gli stessi medici pensano ancora che chi ama una persona dello stesso sesso sia un malato. </p>
<p>Fonte: http://apocalisselaica.net/focus/diritti-umani-eutanasia-omofobia-e-sessismo/la-vita-nascosta-degli-arabi-gay</p>
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		<title>Uscito nuovo quaderno viola sulle lesbiche in Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Dec 2010 08:04:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marilena Vettorello</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le lesbiche in Italia nel 2010: politica, storia, teoria, immaginari a cura di Lidia Cirillo, Fabiola Correale, Paola Guazzo, Claudia Lopresti, Eva Mamini, Anna Muraro Edizioni Alegre, Roma 2010 euro 5 Di Paola Guazzo Più o meno una quindicina di anni fa la prima serie dei Quaderni Viola pubblicava il suo quarto numero, E l&#8217;ultima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_6317" class="wp-caption alignleft" style="width: 223px"><img src="http://www.lesboblog.it/files/2010/12/QV__Orgoglio_e_pregiudizio-213x300.jpg" alt="Quaderno viola" width="213" height="300" class="size-medium wp-image-6317" /><p class="wp-caption-text">Quaderno viola</p></div>Le lesbiche in Italia nel 2010: politica, storia, teoria, immaginari<br />
a cura di Lidia Cirillo, Fabiola Correale, Paola Guazzo, Claudia Lopresti, Eva Mamini, Anna Muraro<br />
Edizioni Alegre, Roma 2010<br />
euro 5</p>
<p>Di Paola Guazzo</p>
<p>Più o meno una quindicina di anni fa la prima serie dei Quaderni Viola pubblicava il suo quarto numero, E l&#8217;ultima chiuda la porta, sul tema della politica lesbica. Il quaderno venne accolto con curiosità e interesse, ebbe un&#8217;ampia diffusione e alcune significative recensioni, fu lungamente commentato da Teresa de Lauretis nel suo libro Soggetti eccentrici (Feltrinelli 1999). Vi lavorarono insieme per gran parte del 1995 la redazione dei Quaderni Viola e il Laboratorio di Critica Lesbica, un piccolo gruppo che avrebbe poi avuto un importante ruolo nella fondazione di ArciLesbica.<br />
Una prima domanda che ci siamo poste nell&#8217;evocare quel vecchio numero è stata la seguente: che cosa è cambiato da quel 1995 in cui discutemmo appassionatamente del rapporto tra femminismo e politica lesbica? Si può rispondere prima di tutto che molte cose sono cambiate in due direzioni esattamente opposte con il risultato ultimo di un&#8217;apparente immobilità.<br />
C&#8217;è stato prima di tutto un mutamento evidente nel femminismo. Per la prima volta nella storia italiana un movimento ampio, come quello che ha manifestato contro la violenza alle donne nel novembre del 2007, si è chiamato “di femministe e lesbiche”, riconoscendo apertamente l&#8217;esistenza al suo interno di una componente di donne che amano le donne. C&#8217;è stato poi un cambiamento nella scena politica su cui ha fatto irruzione il Pride, che porta ogni volta in piazza decine di migliaia di persone, costringe la politica a prendere posizione e la stampa a rompere il silenzio. Inoltre, ai tempi di quel quarto quaderno della vecchia serie, una serie televisiva come The L Word sarebbe stata impensabile e non c&#8217;erano parlamentari dichiaratamente gay, lesbiche o trans.<br />
Altri fenomeni invece vanno in direzione opposta. L&#8217;Italia è ancora uno dei pochi paesi del mondo nord-occidentale in cui il movimento non ha ottenuto nulla sul piano dei diritti e delle misure contro l&#8217;omofobia, mentre lesbiche, gay e trans sono esposti oggi molto più di ieri alla violenza omofoba.<br />
Orgoglio e pregiudizio, terzo Quaderno Viola della nuova serie post-2000, tenta di fare il punto sulla situazione delle lesbiche in Italia, sia dal punto di vista politico che da quello storico, teorico ed immaginario, senza ambizioni sbagliate sul fornire la “linea” del movimento o di chiudere un mondo complesso in un quadro capziosamente esaustivo, ma anche senza timore di esprimere una lettura della realtà e di tracciare una prospettiva politica.<br />
La redazione che ha lavorato ad Orgoglio e pregiudizio è composta da Lidia Cirillo, Fabiola Correale, Paola Guazzo, Claudia Lopresti, Eva Mamini ed Anna Muraro. Sono presenti anche contributi di Paola Biondi, Laura Corradi, Daniela Danna, Rosanna Fiocchetto, MFLA Radio Onda Rossa e Daniela Santoro. Si possono leggere inoltre tre interviste ad esponenti del movimento lesbico: Elena Biagini, Cristina Gramolini e Luki Massa. </p>
<p><span id="more-6315"></span></p>
<p>Fonte: http://lanuovatowanda.blogspot.com/2010/12/euscito-orgoglio-e-pregiudizio-terzo.html<br />
(foto http://1.bp.blogspot.com/)</p>
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		<title>Seminario di storia lesbica e studi LGBTQ in Italia</title>
		<link>http://www.lesboblog.it/blog/2010/12/06/seminario-di-storia-lesbica-e-studi-lgbtq-in-italia/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 20:29:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marilena Vettorello</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Gruppo Storia del Lesbismo e Studi Lgbtq – Società Italiana delle Storiche, propone un seminario aperto alle studiose/i italiane/i e a tutte le persone che lavorano sui temi del lesbismo e delle soggettività lgbtq in Italia. L’intento è quello di avviare una serie di incontri a cadenza regolare, in diverse università e città, capaci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_6167" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img src="http://www.lesboblog.it/files/2010/12/unifi-300x293.gif" alt="Università di Firenze" width="300" height="293" class="size-medium wp-image-6167" /><p class="wp-caption-text">Università di Firenze</p></div>Il Gruppo Storia del Lesbismo e Studi Lgbtq – Società Italiana delle Storiche, propone un seminario aperto alle studiose/i italiane/i e a tutte le persone che lavorano sui temi del lesbismo e delle soggettività lgbtq in Italia.</p>
<p>L’intento è quello di avviare una serie di incontri a cadenza regolare, in diverse università e città, capaci di creare uno spazio e una rete di confronto e scambio riguardo a queste tematiche.</p>
<p>Le iscrizioni sono aperte sino al 9 gennaio 2011.</p>
<p>Nel primo incontro, che si svolgerà all’Università di Firenze in data 25 febbraio 2011, suggeriamo di analizzare alcune questioni primarie sottese allo studio delle soggettività lgbtq soprattutto in prospettiva storica, e di approfondire le ricerche sinora svolte o in corso di svolgimento.</p>
<p><span id="more-6137"></span></p>
<p>Il seminario sarà articolato in tre sezioni tematiche. Per le sezioni I e II saranno selezionati due papers in modo da consentire la discussione.</p>
<p>I sezione: Storia e studi lgbtq</p>
<p>Nei contesti angloamericani ed europei, ormai numerosi lavori sono stati pubblicati in riferimento alla storia e alla storiografia delle identità sessuali. In Italia questo tipo di riflessione e produzione sembra ancora mancar nel contesto accademico.<br />
Questa prima sessione si propone di aprire uno spazio di discussione e condivisione in proposito.<br />
Alcuni temi di possibile confronto sono:<br />
• Stato dell’arte degli studi di storia dei soggetti lgbtq in Italia<br />
• Studi lgbtq, prospettive storiche e storiografia: tradizioni e rivoluzioni<br />
• Studi lgbtq e storia delle donne e di genere<br />
• Questioni metodologiche e analitiche, approcci epistemologici<br />
• Studi lgbtq e accademica in Italia</p>
<p>II sessione: Lesbismi e storia lesbica</p>
<p>Le soggettività lesbiche come oggetti di ricerca storica necessitano di una specifica problematizzazione, distinta e criticamente rapportata alle altre soggettività gtq.<br />
Inoltre, la storia dei lesbismi configura particolari prospettive di analisi nel contesto della storia italiana, che spinge a interrogare la specificità delle realtà storiche del nostro Paese dal punto di vista dei rapporti di genere, della sessualità e delle identità sessuali. Incluso in questa problematica è anche il rapporto critico tra la storia dei lesbismi e la storia delle donne e di genere italiana.<br />
Alcuni temi di possibile confronto sono:<br />
• Stato dell’arte della storia dei lesbismi in Italia<br />
• Storia dei lesbismi: tematiche, questioni metodologiche e analitiche, approcci epistemologici<br />
• Lesbian herstory e storia delle donne e di genere: rapporti e criticità.<br />
• Le fonti per la storia dei lesbismi: problemi, metodologie, e archivi.</p>
<p>III sezione: Presentazione delle ricerche e discussione</p>
<p>In questa sezione lo spazio sarà dedicato all’introduzione sintetica delle varie ricerche svolte e in corso sulla storia lesbica e dei soggetti lgbtq in Italia e dei diversi progetti o istituzioni per la raccolta delle fonti.<br />
Lo scopo è di offrire uno spazio di conoscenza e di confronto reciproco rispetto ad una produzione non sempre diffusa e di facile accesso, e quello di avviare un dibattito su possibili progetti futuri, inclusa la costituzione di una rete di scambio e contatto permanente tra studiose/i impegnate/i nel campo degli studi lgbtq.</p>
<p>Chi fosse interessata/o a partecipare può inviare un abstract del proprio intervento (max. 2000 battute) a: storialgbtq@gmail.com entro il 9 gennaio 2011. Il gruppo coordinatore esaminerà le proposte e comunicherà l’elenco degli interventi accolti entro la fine di gennaio 2011.<br />
Ogni abstract o presentazione deve essere corredata da nominativo, indirizzo di posta elettronica ed eventuale istituzione di appartenenza La III sezione prevede una discussione aperta: eventuali abstract e presentazioni saranno utili a definire la struttura della sessione.</p>
<p>Coordinatrici:<br />
 Laura Scarmoncin, Alessia Muroni, Enrica Capussotti, Elisabetta Bini, Patrizia Dogliani.</p>
<p>FONTE: www.womenews.net/spip3/spip.php?article7417<br />
(foto www.dsi.unifi.it/images/unifi.gif)</p>
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		<title>Chiesto mutuo riconoscimento per unioni gay al Parlamento Europeo</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 2010 11:56:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marilena Vettorello</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mercoledì 24 novembre il Parlamento europeo ha approvato la relazione Berlinguer elaborata dalla commissione giuridica, &#8220;sugli aspetti relativi al diritto civile, al diritto commerciale, al diritto di famiglia e al diritto internazionale privato del Piano d&#8217;azione per l&#8217;attuazione del programma di Stoccolma&#8221;. La relazione &#8220;sottolinea l&#8217;esigenza di garantire il riconoscimento reciproco dei documenti ufficiali delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_6093" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img src="http://www.lesboblog.it/files/2010/11/parlamento-300x240.jpg" alt="Parlamento europeo" width="300" height="240" class="size-medium wp-image-6093" /><p class="wp-caption-text">Parlamento europeo</p></div>Mercoledì 24 novembre il Parlamento europeo ha approvato la relazione Berlinguer elaborata dalla commissione giuridica, &#8220;sugli aspetti relativi al diritto civile, al diritto commerciale, al diritto di famiglia e al diritto internazionale privato del Piano d&#8217;azione per l&#8217;attuazione del programma di Stoccolma&#8221;. </p>
<p>La relazione &#8220;sottolinea l&#8217;esigenza di garantire il riconoscimento reciproco dei documenti ufficiali delle pubbliche amministrazioni nazionali&#8221; e &#8220;accoglie con favore lo sforzo della Commissione di mettere in grado i cittadini di esercitare i loro diritti di libera circolazione e appoggia con vigore i piani volti a permettere il riconoscimento reciproco degli effetti degli atti di stato civile&#8221;. </p>
<p>La Commissione europea ha infatti annunciato il lancio di una consultazione sulla &#8220;libera circolazione&#8221; dei documenti civili nella UE alla quale seguirà una proposta legislativa nel 2013 al riguardo, che dovrebbe coprire anche il mutuo riconoscimento di tali documenti. </p>
<p><span id="more-6081"></span></p>
<p>Sebbene la risoluzione non menzioni esplicitamente le coppie dello stesso sesso, la pronuncia del PE spinge la Commissione ad &#8220;assicurare che i cittadini europei possano portare con loro il loro status civile, &#8220;dallo Stato A allo Stato B&#8221;. </p>
<p>Tre emendamenti del gruppo conservatore di destra ECR sono stati rigettati, che riaffermavano il principio della sussidiarietà in materia di diritto di famiglia e di stato civile, in particolare per quanto riguarda il mutuo riconoscimento delle famiglie tra Stati membri, e che volevano cancellare l&#8217;approvazione del PE rispetto al mutuo riconoscimento degli effetti dei documenti sullo stato civile, riaffermando la sovranità degli Stati membri in materia di diritto di famiglia. </p>
<p>Fonte: www.gaynews.it<br />
(foto http://blog.leiweb.it/lavoro/files/2010/03/parlamento.jpg)</p>
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		<title>Ana, la principessa lesbica a teatro</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 18:29:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marilena Vettorello</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La principessa Ana è un personaggio inventato dalla scrittrice Luisa Guerrero. La storia a tematica lesbica che è stata anche trasmessa da una popolare emittente radiofonica iberica, si prefigge come nobile obiettivo quello di “riconoscere la diversità sessuale, farla comprendere senza pregiudizi, in forma naturale, intrattenendo”. Ora la compagnia teatrale Compania Tarambana sta riproponendo con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_6044" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img src="http://www.lesboblog.it/files/2010/11/princesaAna-300x219.jpg" alt="Principessa Ana" width="300" height="219" class="size-medium wp-image-6044" /><p class="wp-caption-text">Principessa Ana</p></div>La principessa Ana è un personaggio inventato dalla scrittrice Luisa Guerrero. </p>
<p>La storia a tematica lesbica che è stata anche trasmessa da una popolare emittente radiofonica iberica, si prefigge come nobile obiettivo quello di “riconoscere la diversità sessuale, farla comprendere senza pregiudizi, in forma naturale, intrattenendo”. </p>
<p>Ora la compagnia teatrale Compania Tarambana sta riproponendo con successo la storia<br />
scritta da Luisa Guerrero. </p>
<p>Fonte e foto: www.notiziegay.com</p>
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		<title>Some prefer cake</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Nov 2010 13:03:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marilena Vettorello</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 3 al 5 dicembre 2010 si svolgerà a Bologna la quarta edizione di Some Prefer Cake, il festival internazionale di cinema lesbico organizzato da Fuoricampo Lesbian Group. Tre giorni di full immersion nel cinema lesbico (cortometraggi, lungometraggi e documentari) per una programmazione che propone 48 proiezioni, di cui 24 in anteprima italiana e 3 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_5977" class="wp-caption alignleft" style="width: 222px"><img src="http://www.lesboblog.it/files/2010/11/festival-di-cinema-lesbico-212x300.jpg" alt="Locandina evento" width="212" height="300" class="size-medium wp-image-5977" /><p class="wp-caption-text">Locandina evento</p></div>Dal 3 al 5 dicembre 2010 si svolgerà a Bologna la quarta edizione di Some Prefer Cake, il festival internazionale di cinema lesbico organizzato da Fuoricampo Lesbian Group. </p>
<p>Tre giorni di full immersion nel cinema lesbico (cortometraggi, lungometraggi e documentari) per una programmazione che propone 48 proiezioni, di cui 24 in anteprima italiana e 3 in anteprima europea. Il festival attraversa tutti i generi della narrazione cinematografica, dedicando particolare attenzione al documentario, con la sezione OURstories, e all’animazione, con la sezione ANIMAtion, che spazia tra le tecniche più diverse, dal 2D tradizionale alla pittura a olio, dalla stopmotion alla pixelation fino all’integrazione con il live action. </p>
<p><span id="more-5963"></span></p>
<p>Fonte: www.ziguline.com/2010/11/22/some-prefer-cake-festival-di-cinema-lesbico/<br />
(foto www.ziguline.com/wp-content/uploads/2010/11/festival-di-cinema-lesbico.jpg)</p>
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		<title>&#8220;Fantasmi lesbici&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Nov 2010 12:55:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marilena Vettorello</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stralci di articolo tratto dal sito www.genovagay.com: L’universo lesbico è, in prevalenza, ancora nascosto e ben poco si sa delle relazioni affettive fra donne, se non quanto la scarsa letteratura contemporanea ha mostrato in termini di violenza, omonegatività, pregiudizi religiosi e sociali e stereotipi contrari al buon senso. È giusto il caso di citare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_5971" class="wp-caption alignleft" style="width: 209px"><img src="http://www.lesboblog.it/files/2010/11/df9d74ec1925dcea7cc389ea2f07eb6c-199x300.jpg" alt="Donna fantasma" width="199" height="300" class="size-medium wp-image-5971" /><p class="wp-caption-text">Donna fantasma</p></div>Stralci di articolo tratto dal sito www.genovagay.com:</p>
<p>L’universo lesbico è, in prevalenza, ancora nascosto e ben poco si sa delle relazioni affettive fra donne, se non quanto la scarsa letteratura contemporanea ha mostrato in termini di violenza, omonegatività, pregiudizi religiosi e sociali e stereotipi contrari al buon senso. </p>
<p>È giusto il caso di citare la cancellazione o effetto fantasma a cui le vite, la cultura e le relazioni – delle donne in genere e delle lesbiche in particolare – vennero sottoposte in Italia durante il ventennio fascista: «La prima forma di discriminazione e violenza sulle lesbiche è stata (&#8230;) la cancellazione: cancellazione delle esperienze lesbiche dalla vita delle donne, cancellazione dell’esistenza delle lesbiche dalla storia». </p>
<p><span id="more-5957"></span></p>
<p>Questa “scelta del silenzio” si inseriva nel contesto più ampio della difesa della razza italiana, che prevedeva la supremazia del maschio e considerava le lesbiche invertite in quanto avevano messo in atto l’inversione del desiderio sessuale, come ricorda Nerina Milletti in Fuori della norma. Storie lesbiche nell’Italia della prima metà del Novecento.</p>
<p>Nello stesso testo, Nicoletta Poidimani parla della società fascista “normalizzata” in cui l’alterità era condannata mediante concetti come la degenerazione razziale e sessuale. Da qui la costruzione dello stereotipo lesbico a partire dalla “mascolinizzazione” del corpo e del comportamento nella donna che non seguiva la norma ovvero che non si adeguava al modello sessuale imposto dal fascismo. </p>
<p>Ed ecco quindi che la soggettività lesbica venne cancellata da qualsiasi tipo di rappresentazione. Così ebbe inizio l’“effetto fantasma”. La Poidimani si riferisce anche al “fantasma della tribade”, un’etichetta che veniva sfruttata per biasimare tutte quelle donne che non si piegavano al volere del regime, che le voleva prolifici angeli del focolare e del tutto sottomesse ai mariti. Prostitute, donne promiscue, lesbiche e persino nubili vennero messe sullo stesso piano, a causa della loro sessualità fuori da ogni controllo e, perciò, non subordinata alla riproduzione. </p>
<p>Tutte costoro erano ritenute indegne della cittadinanza italiana – quindi straniere – e appartenenti ad una razza inferiore, nociva alla presunta purezza di quella italiana.</p>
<p>Nonostante ciò, Elena Biagini ricorda che le lesbiche del ventennio fascista seppero mettere in atto alcune strategie silenziose di sopravvivenza e sottolinea che si trattava spesso di donne che non avevano piena consapevolezza di sé, che riuscivano in ogni caso a vivere relazioni affettive e sessuali con altre donne all’oscuro della società “normalizzata” di Mussolini. </p>
<p>Come fece Gianna Ciao, classe 1922, scrittrice e fotografa, nota più all’estero che in Italia, la quale si innamorò dell’insegnante di Lettere al liceo classico; con stratagemmi vari riuscì ad avvicinarla sui mezzi pubblici: «Lei mi vedeva e cominciò a parlare con me, mi chiese cosa pensavo della storia (…). Insomma dopo due mesi di questa solfa: “perché non vieni a casa mia che ti parlo di storia?”»</p>
<p>Questi i presupposti dell’attuale condizione delle lesbiche italiane, poche delle quali, oggi, sono dichiarate in società, come sottolinea la psicologa e psicoterapeuta Antonella Montano nel saggio allegato al DVD L’altra altra metà del cielo di Maria Laura Annibali, proiettato a Genova il 22 maggio 2010. </p>
<p>Ed ecco spiegato l’alto valore storico di questo documentario, che rappresenta una testimonianza notevole del lesbismo italiano – spesso separatista – all’interno del femminismo, anche per il fatto di essere riuscito a dare un taglio netto con quel passato omesso.</p>
<p>Diversi sono gli elementi, legati in modo assai stretto al Minority Stress, che traspaiono da questo video: l’autocostrizione ad una vita di facciata, la protezione assidua dell’identità personale, il ricorso alla menzogna, un’attenzione sopra le righe e l’omissione di parti della propria vita che, spesso, come ricorda la Montano, comportano un «alto rischio di danno del proprio senso di sé» nel momento in cui si mette «in esilio un’ampia parte di sé a costi enormi», poiché mentire per paura produce effetti immediati quali ansia, tristezza, rabbia e senso di colpa.</p>
<p>La psicoterapeuta romana parla anche di quanto il sessismo e l’omofobia possano alterare le condizioni mentali delle lesbiche le quali, oggi, in Italia, chiedono solo una cittadinanza totale fatta di doveri e di diritti alla pari. E continua, citando la prima persona intervistata dalla Annibali, Edda Billi, una delle più importanti attiviste lesbiche italiane, colei che ha coniato il termine “donnità” con cui esprime la maniera femminile di vedere il mondo; mediante questo concetto Edda auspica un rinnovamento della società italiana a partire da valori diversi rispetto a quelli della mentalità maschile, la quale pone di continuo filtri e rielaborazioni che hanno la pretesa di spiegare pure l’universo delle donne.</p>
<p>A proposito, poi, dei pericolosi stereotipi culturali e dei condizionamenti sociali che, come si è visto, trovano la loro radice storica anche nel regime di Mussolini, Antonella Montano riferisce una serie di fattori che molto hanno in comune con le strategie di sopravvivenza cui si accennava prima. </p>
<p>Infatti, nel momento in cui una lesbica ha individuato una donna con cui instaurare una possibile relazione affettiva, comincia a mettere in atto un sottile gioco di nascondimento e rivelazione graduale che le sono utili per intuire se dall’altra parte c’è corrispondenza di amorosi sensi. </p>
<p>Il tutto dettato non da una scelta precisa, ma dal massiccio e costante condizionamento causato da una società che, nel momento in cui discrimina una parte considerevole di popolazione attiva – quella che per Vittorio Lingiardi «contribuisce alla cosa pubblica» in quanto «paga le tasse»–, impone la necessità di proteggersi, il che è causa della mancanza spesso totale di assertività nella vita di molte lesbiche. «Sotto il periodo di febbraio (&#8230;) ero andata in stazione, alle sette di sera due cretini, cioè prendevano per il culo, scusa il termine, “ah, è lesbica, ah, ah è lesbica”! e allora ti prende quella paura, dici c&#8230; qui sono in due&#8230; (breve pausa) però fai finta di niente, sono scesa, e sono scesi anche loro, alla stazione, io furbescamente sono andata dal binario uno, perché c’è la Polfer, ho detto: ”qualsiasi cosa, vado lì”. </p>
<p>Mi so difendere sì però son sempre in due, uno ubriaco (pronuncia l’intera frase con tono basso ma molto chiaro, esprime tensione e forse rabbia) e questa cosa mi ha un po’ scosso, per questo io ultimamente esco meno la sera perché io devo fare tanta strada da sola (&#8230;) perché io col fatto di essere per loro strana – che non riescono a capire se sono una donna o se sono un uomo – e poi secondo me più sei maschile e più fanno gli stronzi – la vedo così – io sono sola, mi espongo continuamente, e&#8230; (…). Allora ho rinunciato un po’&#8230; perché quella è anche una forma di omofobia, anche la violenza contro&#8230; per me è omofobia oltre che&#8230; perché il discorso degli uomini è sempre quello di dire “ah sì, capirai, vai con le donne però magari vieni a letto con me, cambi&#8230;” “Che cosa cambio?” è una cosa veramente disgustosa! (D. 37 anni)».</p>
<p>Le cause profonde di tutto ciò sono state individuate da studiose e studiosi soprattutto nell’eterosessismo che, secondo Monica Cristina Storini, ha un’influenza diffusa in modo profondo in ogni strato della società ed ha implicazioni sia di tipo culturale che psicologico, in quanto impone l’emarginazione a chi devìa dalla norma. </p>
<p>Stando così le cose, appare chiaro come ben poco sia cambiato, oggi, rispetto all’epoca del fascio: nell’attuale contesto socio culturale la lesbica viene vista una volta di più come colei che “ha infranto le regole”, in quanto non dipende più dal maschio. </p>
<p>Nella traduzione italiana del 1985 del saggio di Adrienne Rich Compulsory heterosexuality and lesbian existence si legge infatti della “potenzialità eversiva” dei rapporti lesbici nei confronti del modello patriarcale dominante. Le “donne che si identificano con le donne” – per dirla con Daniela Danna –sono perciò fuori da ogni tipo di controllo sociale e quindi pericolose per la comunità.</p>
<p>In questo complesso scenario sociale, il pensiero egemone, quello maschile ed eterosessista, non ha bisogno di cancellare le lesbiche, dal momento che non le vede e non le prevede. Quel continuum lesbico di cui parla Adrienne Rich, fatto di solidarietà tra femmine e di resistenza al modello maschile dominante, che comporta anche la scelta, da parte delle donne, di instaurare rapporti privilegiati fra di loro, non è proprio concepito da una società patriarcale che ha deciso l’esistenza della sola eterosessualità obbligatoria e dell’equazione maschio+femmina=famiglia.</p>
<p>A ciò la Storini contrappone quel che definisce “agio” ovvero la possibilità di operare scelte a partire da desideri che la società dovrebbe considerare legittimi e non dettati da una tendenza riprovevole che induce alla colpa e sottolinea l’esistenza di un nuovo tipo di famiglia, al cui interno esiste «una catena di spazio vitale che istituisce una relazione significativa e politica con le altre, con le ex, con le compagne, con le amiche, ecc. Una famiglia allargata che nulla a che vedere con l’istituto giuridico ed economico della famiglia eterosessuale, in un mondo in cui l’eterosessualità non è una scelta, ma un obbligo imposto, in cui il nucleo familiare patriarcale troppo spesso è luogo di oppressione, di sfruttamento, di violenza e di annullamento delle o sulle donne». </p>
<p>Ed ecco spuntare di nuovo, poco dopo, il concetto di “effetto fantasma”, che l’autrice spiega come «il tentativo di nascondere e occultare i saperi e le scelte delle donne», le quali vengono usate come capro espiatorio di un sistema sociale in cui la violenza regna sovrana.</p>
<p>Che cos’è, allora, l’affettività lesbica? La risposta dovrebbe essere semplice e alquanto scontata: provare amore nei confronti delle donne il che, secondo Paolo Rigliano, risponde all’altra domanda: “Di chi ci si innamora?” Come accade per le persone eterosessuali, le lesbiche pongono il desiderio amoroso al centro delle proprie esistenze. </p>
<p>E che cos’è questo se non uno dei molti modi possibili di vivere la predisposizione agli affetti? «Esistono tante vie per infiniti desideri e molte vie per uno stesso desiderio». Le donne che prendono consapevolezza di provare attrazione nei confronti di persone del loro stesso sesso intraprendono un percorso di autocoscienza che le porta ad instaurare relazioni amorose autentiche, all’interno delle quali l’io si valuta in modo positivo, in quanto «la posta in gioco è il significato della propria vita valorizzato nel tempo (…) e questo obiettivo (…) ha bisogno di chiare strategie relazionali». </p>
<p>Nel momento stesso in cui una lesbica rende concreto il proprio desiderio amoroso, non fa altro che darsi dignità ed auto consapevolezza.<br />
Il punto, per Rigliano, sta tutto qui. La possibilità, anche per le lesbiche, di vivere rapporti umani stabili passa attraverso la presa di coscienza di ciò che esse sono, in modo del tutto indipendente dall’esperienza di emarginazione vissuta nel passato; ciò che muove, oggi, una parte del mondo lesbico, è la possibilità di vivere con libertà, gioia e serenità autentiche relazioni d’amore. </p>
<p>Per ottenere questo molte donne omosessuali sono riuscite a trovare il coraggio di uscire allo scoperto dopo aver smesso di considerare privato il loro sistema di valori. Esse si sentono quindi degne di valere tanto quanto le altre persone e si pongono nella condizione, ora possibile, di dar vita ad una cultura affettiva pubblica che è alternativa al modello, imposto, dell’eterosessismo. Il diritto di vivere un’affettività piena non è della singola lesbica, ma di tutte le donne, in quanto coinvolge la possibilità di amare che ognuna di loro possiede.</p>
<p>Da dove trae, allora, la sua origine la sofferenza all’interno delle relazioni affettive tra lesbiche? Quali rischi corrono i loro amori, dal momento che sono vissuti in un contesto sociale e storico che li ignora, li nega e non li riconosce? La mancanza di normative pubbliche e legali a sostegno dei legami affettivi tra persone dello stesso sesso implica il rifiuto, da parte della società italiana, di prendere in considerazione la vita di interi nuclei sociali, con grave danno per «il benessere psicologico, la vita di relazione e la salute mentale» degli individui omosessuali, ciò che Vittorio Lingiardi chiama Minority Stress, che ha a strette relazioni con il sentirsi appartenenti ad una sorta di terra di nessuno in cui le persone omosessuali non vengono considerate alla pari. «La qualità delle relazioni affettive e intime ha implicazioni di grande rilievo sulla salute individuale, la percezione del proprio benessere, il buon funzionamento psicologico e persino la longevità. </p>
<p>Ricerche condotte nei paesi in cui le relazioni omosessuali sono stare riconosciute legalmente indicano (…) una riduzione del Minority Stress, cioè del disagio psicologico derivato dal fatto di appartenere a una minoranza discriminata».<br />
Se si analizza più da vicino il concetto di Minority Stress, si può individuare nelle sue conseguenze negative una causa specifica di sofferenza all’interno dei rapporti d’amore fra donne.<br />
Il nascondimento costante, la duplice forma di discriminazione – in quanto donne e in quanto lesbiche – e lo stigma sociale sono alcuni fra gli elementi che provocano, nelle donne omosessuali, un certo tipo di ansia continuata, una sorta di “rumore bianco” che, per Lingiardi, è «conseguenza di ambienti ostili o indifferenti, episodi di stigmatizzazione, casi di violenza».</p>
<p>Si tratta dell’omofobia sociale, che è in grado di incidere in modo tanto negativo sulle vite personali e di relazione di queste donne, in quanto l’emarginazione è aggravata dal maschilismo e dall’eterosessismo che si alimentano di quel passato censurato e che pretendono di imporre un unico modello sociale, all’interno del quale l’universo lesbico – si è visto – non viene concepito.</p>
<p>Le esperienze vissute dalle lesbiche sono quindi inscritte in un contesto ancor più complesso, fatto di violenze famigliari operate dai padri e dagli eventuali fratelli – oltre che dagli altri parenti maschi e dalle madri conniventi – di tipo psicologico quando non fisico, che si trasferiscono pari pari sul posto di lavoro, dove ad una discriminazione di genere si aggiunge quella relativa, lo si è sottolineato poco sopra, alla creazione – forzata e non dettata da scelta – di un comportamento di facciata atto a celare, dissimulare, mascherare, come racconta Maria Laura Annibali, la quale «(…) dieci anni fa, non rivelava a nessuno di essere omosessuale. Fino al 2002 è rimasta totalmente nascosta. </p>
<p>Nel luogo di lavoro non ha mai dichiarato il suo orientamento. Non la vedevano mai con un uomo, e allora ha dovuto inventare una storia per giustificare questa assenza. Ha dovuto mettere in giro la voce che era l’amante di un uomo politico di secondo piano, sposato, e che per questo motivo non potevano farsi vedere insieme in pubblico. Ha preferito passare per una “ruba mariti”, come dice lei stessa, piuttosto che per una lesbica».</p>
<p>Vittorio Lingiardi, in Citizen gay, parla addirittura di esperienze micro e macro traumatiche che distingue nel modo seguente:<br />
– TRAUMI ACUTI: «Essendo la mia presa di coscienza così recente lei ha dovuto a un certo punto, L. [la sua compagna] ha dovuto imbrigliarmi e dire: “piano piano perché tu lo vorresti dire a tutti ma sei sicura di non farti del danno?” allora io ho cominciato a… mi ha dato da pensare e ho cominciato a vedere tutto un mondo di omofobia&#8230; quindi di, eh, pregiudizio altrui nei confronti del nostro mondo e ho dovuto cominciare a fare i conti invece con la mia parte di omofobia interiorizzata o introiettata che dir si voglia con cui sto facendo i conti ancora adesso: cioè, quello che a me, uhm… viene difficile è non dirlo a tutti, la mia volontà è dirlo a tutti e in questo sono molto autodistruttiva perché&#8230; mi sono invece resa conto che devo tacere a tutti i costi, soprattutto nell’ambiente di lavoro perché io sono a rischio di posto, perché… sono in un ambiente comunque di persone che… non fanno mistero di essere ben più che omofobe e quindi se io dovessi comunque prendermi la mia resp… bella fetta di responsabilità e dire: “sono lesbica” so che… l’indomani io avrei una lettera di licenziamento con un pretesto qualsiasi che non sia quello. Tutto qui». (L. 44 anni).</p>
<p>– TURBAMENTI CRONICI: «Durante i dialoghi telefonici con mia madre si fa finta di niente, quando non invece si sfiora solo il problema – virgolettato – perché mia madre continua comunque a vedere questa cosa come un problema. Per lei non esiste che la figlia, uhm&#8230; sì, lei è contenta in quanto madre che vuole un bene dell’anima a sua figlia, per la quale si butterebbe nel fuoco, ed è contenta che lei sia serena con una persona, ma il fatto comunque che ci sia di mezzo questo lesbismo del piffero non le va giù. E quindi questa è una cosa che si sfiora solamente, se può lei fa finta di niente. Se io tiro fuori il discorso, uhm&#8230; lei mi sta a ascoltare solo per quei due, tre minuti, dopo di che… mi sposta il focus, e si parla di altro. E io, molto consapevolmente, me lo faccio spostare perché non ho nessuna intenzione di diventare una forzatura per mia madre, lo sono già abbastanza, i miei sensi di colpa si sprecano, però io so che… questo atto nei suoi confronti cioè… io le devo questo, perché so che tutto ciò che dovesse andare oltre sarebbe per lei ingestibile, sarebbe troppo, sarebbe uno sconvolgimento psicologico che io non… mi sento di farle subire, proprio perché so che lei ha delle difficoltà a gestire certi lati, certe esperienze della sua vita (L. 44 anni)».</p>
<p>Per non parlare degli effetti devastanti dell’indifferenza sociale, che si traducono in traumi violenti con ripercussioni durature.<br />
Da qui le conseguenze più pericolose per la salute mentale delle donne che hanno una relazione affettiva di tipo lesbico: depressione, senso di colpa, sessualità compromessa, pensieri suicidi. Può esserci piena autenticità all’interno di rapporti affettivi minati da caratteristiche del genere?<br />
A darci la risposta è ancora Lingiardi: «alti livelli di minority stress possono raddoppiare o triplicare il rischio del danno psicologico». </p>
<p>Invece, secondo lo psichiatra, un fattore di grande influenza positiva su questo tipo di stato ansioso è legato al processo del coming out: più alto è il livello di visibilità delle persone omosessuali in genere e delle lesbiche in particolare, meno l’omofobia interiorizzata influisce sulla vita personale e di relazione: «una persona che non nasconde la propria omosessualità (&#8230;) potrà contare su un’identità e un’affettività più strutturate e riconosciute nel proprio contesto affettivo e sociale».<br />
L’omosessualità non è un fatto privato, in quanto l’essere umano, a prescindere dal proprio orientamento sessuale, è immerso nella società e in essa vive le sue relazioni.<br />
Ecco perché il processo del coming out viene considerato da chi sceglie di attuarlo un mezzo di trasformazione personale nel sociale inteso a mutare un contesto ostile in un ambiente ove sia possibile instaurare e mantenere buoni rapporti con il prossimo.</p>
<p>Ogni volta che lesbiche e gay devono frequentare un ambiente che disprezza, banalizza o – quel che è peggio – punisce l’orientamento sessuale che è fuori della norma sociale, si trovano nella condizione di sentirsi persone invalide, che possono scegliere solo di fuggire da loro stesse o di rinunciare ad essere quel che sono. Secondo le linee guida APA «la sicurezza fisica e sociale e il sostegno emotivo sono identificati come fattori centrali per la riduzione dello stress tra le persone lesbiche, gay e bisessuali».</p>
<p>L’esperienza dell’occultamento è lacerante. Costringersi a parlare al singolare sul posto di lavoro – per le lesbiche – così come impostare i propri discorsi con conoscenti o persone estranee omettendo le desinenze che rivelerebbero una relazione con una donna, implica un’attenzione costante ed esagerata, sempre rivolta a ciò che può essere detto o chiesto, per non parlare della scelta dell’abbigliamento: «soprattutto adesso col lavoro nuovo sto sempre attenta a come mi vesto perché&#8230; io poi un po’ mi vesto un po’ più, leggermente un po’ più elegante, così, a volte un po’ più sportiva, e subito sono molto in ansia se magari cerco di… devo apparire abbastanza femminile, ho paura di apparire troppo maschile&#8230; mi faccio ancora molte preoccupazioni per quello, non sono assolutamente libera riguardo a quello (&#8230;) Perché ho proprio paura di… sì, a volte ho proprio degli incubi, come dire che la gente pensi “lei è lesbica, L. è lesbica”, veramente, è una cosa un po’, cioè non tanti incubi però qualcuno sì… (tossisce) e&#8230; me li sento tutti addosso no? (L. 36 anni)».</p>
<p>La lacuna ancora da colmare, oggi, in una società strutturata secondo i rigidi schemi del sessismo imperante, non è solo di tipo culturale, quando si parla delle relazioni affettive lesbiche: «L’assenza dell’amore tra donne dalla storiografia è tra i fattori che più gravemente hanno pesato sulla presa di coscienza e sull’accettazione della componente lesbica dell’identità nelle singole donne. E non meno gravemente ha pesato sulla formazione di un’identità collettiva per le donne che condividono questa esperienza e che ne hanno condiviso i problemi di sopravvivenza in una cultura ostile».</p>
<p>Fonte: www.genovagay.com/it/component/content/article/408-rumore-bianco-e-fantasmi-lesbici.html?start=8<br />
(foto http://files.splinder.com/df9d74ec1925dcea7cc389ea2f07eb6c.jpeg)</p>
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		<title>Rissa tra donne in campo</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 19:22:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marilena Vettorello</dc:creator>
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C&#8217;è chi dice che il calcio non è uno sport da signorine&#8230;eppure in questo video mi sembra che le signorine possano tranquillamente tener testa ai grandi e grossi giocatori uomini&#8230;</p>
<p>Questo è il video di una partita di pallone trasmesso da unaTv di lingua araba.</p>
<p>Vi si vede un momento di interruzione del gioco in cui le giocatrici delle due squadre discutono con l&#8217;arbitro di una irregolarità appena fischiata.<br />
Ma, lungi dall&#8217;esercitare la pazienza e diplomazia tipica delle signore, una giocatrice si getta contro un&#8217;avversaria scatenando un putiferio.<br />
Le undici donne calciatore, spalleggiate da riserve e panchine, si affrontano ferocemente a calci e pugni, si inseguono e martellano di cazzotti. </p>
<p><span id="more-5903"></span></p>
<p>Fonte: www.libero.it</p>
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		<title>&#8220;Fire&#8221; racconta un amore lesbico in India</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Nov 2010 15:08:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marilena Vettorello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità omosessuale]]></category>
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		<description><![CDATA[Le cognate Radha e Sita vivono a Delhi nella stessa abitazione, con la suocera inferma e i rispettivi mariti, uomini frustrati e incapaci di opporsi alle tradizioni. In questa vita arida fatta solo di obblighi, dall&#8217;accudimento della casa, della suocera e dei mariti, all&#8217;attività di famiglia, dove la donna è vista solo come moglie e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_5931" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><img src="http://www.lesboblog.it/files/2010/11/3-250x300.jpg" alt="Locandina film" width="250" height="300" class="size-medium wp-image-5931" /><p class="wp-caption-text">Locandina film</p></div>Le cognate Radha e Sita vivono a Delhi nella stessa abitazione, con la suocera inferma e i rispettivi mariti, uomini frustrati e incapaci di opporsi alle tradizioni.</p>
<p>In questa vita arida fatta solo di obblighi, dall&#8217;accudimento della casa, della suocera e dei mariti, all&#8217;attività di famiglia, dove la donna è vista solo come moglie e madre, le due cognate trovano sostegno e complicità l&#8217;una nell&#8217;altra divenendo amiche e poi amanti.</p>
<p>Il risvegliarsi del desiderio reciproco, soffocato nelle relazioni coniugali legittime, dà nuova consapevolezza alle due donne che si scoprono finalmente soggetti, capaci di poter ancora cambiare la propria vita per seguire le proprie aspirazioni.</p>
<p>Il film, che è del 1996 ed è stato tra i più censurati del subcontinente indiano, tocca molti nervi scoperti  dell&#8217;India contemporanea: il razzismo nel rapporto tra indiani e cinesi, la condizione di precarietà e sottomissione della servitù, la concezione tradizionale della famiglia, la visione della sessualità alla luce dei principi dell&#8217;ascetismo religioso e, quel che più ci interessa, la considerazione della donna e dell&#8217;omosessualità femminile, il tutto senza indulgere alla commiserazione e adottando una narrazione realistica.</p>
<p><span id="more-5891"></span></p>
<p>Nella società indiana non è l&#8217;amore ma il dovere a cementare l&#8217;unione dei coniugi. I matrimoni sono spesso combinati e pertanto il rapporto tra marito e moglie, che non si conoscono veramente, è difficile e improntato alla sottomissione della donna a cui spetta il ruolo di cura del marito e dei figli e che è vista principalmente come madre. Questa concezione è avvalorata da alcune interpretazioni religiose, che per voce dei bramini attribuiscono all&#8217;atto sessuale un fine puramente procreativo e ritengono il desiderio e i piaceri della carne ostacoli all&#8217;ascesa spirituale.</p>
<p>Il rapporto tra marito e moglie deve essere finalizzato al concepimento di un figlio maschio che tramandi il nome della famiglia.</p>
<p>Compito della donna è quello di aiutare l&#8217;uomo nell&#8217;ascesi, anche mortificando le proprie aspirazioni e i propri desideri.</p>
<p>Nella famiglia tradizionale indiana i ruoli sono ben distinti, la donna è sottoposta al marito e il fine della loro unione è la</p>
<p>procreazione, l&#8217;amore può trovare posto al di fuori del nucleo familiare.</p>
<p>La donna nell&#8217;India contemporanea ha un ruolo subordinato rispetto all&#8217;uomo, il suo compito principale è quello di essere una buona moglie e madre. Anche quando può essere economicamente indipendente la sua principale occupazione dev&#8217;essere la cura della famiglia, che generalmente è allargata dato che più nuclei familiari dividono la stessa abitazione. Questa condizione può provocare scontri generazionali specie tra nuore e suocere che, per nulla solidali con le appartenenti del proprio genere, spalleggiano i figli maschi, giacchè è il generare un figlio maschio che attribuisce valore alla donna, e nascere femmina può ancora essere una sfortuna in India.</p>
<p>I colori scuri dell&#8217;ambientazione sembrano voler sottolineare l&#8217;opprimente dovere sociale mentre per contrasto i sari colorati delle due amanti svelano una possibilità di lievità e felicità.</p>
<p>L&#8217;irrompere dell&#8217;amore tra donne mina le basi di tale struttura sociale.</p>
<p>Il rapporto lesbico infatti è basato sulla complicità, l&#8217;affinità, il piacere e la parità e il sesso tra donne è svincolato da ogni dovere procreativo, cosicchè la sessualità femminile non è più strumentale e subordinata ad un fine eteronormato, ma è autonoma.</p>
<p>Il film evidenzia come nel rapporto lesbico la donna assuma valore di per sè, in quanto soggetto unico e autonomo, non in quanto madre o moglie e quindi in relazione ad un altro soggetto che le è superiore.  </p>
<p>La moglie che nel rapporto eterosessuale è semplicemente uno strumento utile al marito, nel rapporto con un&#8217;altra donna viene riconosciuta come soggetto, riconoscendosi perciò essa stessa come soggetto. Il riconoscimento del desiderio e dell&#8217;individualità dell&#8217;altra porta a una nuova consapevolezza, alla forza di opporsi alle rigide regole della tradizione.</p>
<p>Se il ruolo della donna è quello di generare i figli per il marito e la società, la donna che ama un&#8217;altra donna si pone al di fuori di tali regole ed è perciò libera di seguire i propri desideri. La relazione con un&#8217;altra donna quindi non prescinderà dai piaceri fisici e nel desiderio per l&#8217;altra e nel suo essere desiderata per se stessa e non in quanto genitrice, la donna diventa consapevole della propria individualità e del proprio valore.</p>
<p>Ecco quindi che il lesbismo è la forza liberatrice della donna che specchiandosi nella soggettività dell&#8217;amata, riconoscendo il valore dell&#8217;amata, desiderandola ed essendone a sua volta desiderata in quanto donna, scopre il proprio valore, i propri desideri e aspirazioni e decide di lasciare le leggi austere e castranti della tradizione impersonate dall&#8217;istituzione familiare per seguire la propria essenza più profonda, per poter essere finalmente a pieno diritto persona.</p>
<p>Nella rappresentazione del film l&#8217;omosessualità non è un ripiego a rapporti coniugali insoddisfacenti, ma è la scoperta di un essere da desiderare e amare, una donna che si lascia avvicinare e conoscere, con la quale condividere sogni ed esperienze, ed è la scoperta di un corpo di donna che suscita desiderio, al quale dare piacere e dal quale riceverne.</p>
<p>Le due cognate non hanno nome per questo sentimento, pure sentono di doverlo assecondare, a differenza dei capi religiosi e dei mariti non lo percepiscono come un peccato che porta la morte dell&#8217;anima, e la prova del fuoco dà loro ragione: la pioggia spegne il fuoco cosicchè Radha non viene divorata dalle fiamme ma lascia incolume l&#8217;opprimente casa coniugale per seguire la sua nuova vita con Sita.</p>
<p>Fonte: http://www.wikio.it/article/film-fire-fuoco-brucia-impura-india-228277384<br />
(foto http://movies.ndtv.com)</p>
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		<title>Studio dei personaggi omosessuali nelle scuole contro l&#8217;omofobia</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 18:28:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marilena Vettorello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità omosessuale]]></category>
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		<category><![CDATA[omofobia]]></category>
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		<description><![CDATA[Un istituto di Londra ha introdotto nelle sue classi lo studio di personaggi omosessuali della storia, nell’ambito di un programma mirato a combattere l’omofobia tra i ragazzi. Il programma ai 1.350 alunni della Stoke Newington School sta avendo così tanto successo da essere esportato anche in altre scuole. “Avevamo notato che gli allievi stavano usando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_5915" class="wp-caption alignleft" style="width: 243px"><img src="http://www.lesboblog.it/files/2010/11/shakespeare9-233x300.jpg" alt="Shakespeare" width="233" height="300" class="size-medium wp-image-5915" /><p class="wp-caption-text">Shakespeare</p></div>Un istituto di Londra ha introdotto nelle sue classi lo studio di personaggi omosessuali della storia, nell’ambito di un programma mirato a combattere l’omofobia tra i ragazzi.</p>
<p>Il programma ai 1.350 alunni della Stoke Newington School sta avendo così tanto successo da essere esportato anche in altre scuole. “Avevamo notato che gli allievi stavano usando la parola “omosessuale” come termine di abuso” ha riferito Annie Gammon, una degli insegnanti.</p>
<p>Elton John e Alessandro Magno, Oscar Wilde e Riccardo Cuor di Leone, Martina Navratilova e, persino, William Shakespeare, vengono tutti studiati, in diverse materie e nel corso di un mese, per sottolineare il contributo dei gay, delle lesbiche e dei bisessuali nella storia e nelle arti.</p>
<p><span id="more-5879"></span></p>
<p>Fonte: www.giornalettismo.com<br />
(foto www.vendotutto.org)</p>
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