Marta Melis canta in sostegno alle donne vittime di violenza

‘ >object>Marta Melis ha 24 anni, proviene dalla provincia di Modena, ed è una trans.
Lavora in televisione, conduce alcuni programmi su canali Sky ed è spesso ospite di importanti trasmissioni.
Per sostenere le vittime di canta una canzone dal titolo “Stavolta dico no”.
Il brano racconta di una storia d’amore che si trasforma in abusi e violenze, dove la vittima decide di parlare e dire no a tutto ciò.
Marta devolverà parte dei guadagni legati al brano musicale all’ associazione “Doppia difesa” di Michelle Hunziker e Giulia Bongiorno, un’associazione Onlus che si occupa di assistenza a che hanno subito abusi, stalking, e quant’altro rappresenti .
Con questo brano vorrebbe fare realmente qualcosa di utile per il femminile, aiutando chi, come lei, ha subito forme di .

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Oggi è la giornata contro la violenza sulle donne

woman Oggi, 25 novembre si celebra in tutto il la Giornata contro la sulle .
La “Giornata internazionale contro la sulle ” è stata istituita dalle Nazioni Unite nel 1999 al fine di sensibilizzare Governi, istituzioni governative e non, societa’ civile, mezzi di comunicazione di massa.
In Italia, secondo dati Istat, una donna su tre tra i 16 e i 70 anni è stata, almeno una volta, vittima di o maltrattamenti. Sono sei milioni 743 mila le che hanno subito nel corso della propria vita fisica o sessuale.
8 su 10 malmenate, ustionate o minacciate con armi hanno subito le aggressioni in casa. Un milione di hanno subito uno stupro o un tentato stupro. A ottenere con la forza rapporti sessuali è il partner il 70% delle volte e in questo caso lo stupro è reiterato.
Il 6,6% delle ha subito una sessuale prima dei 16 anni, e più della metà di loro (il 53%) non lo ha mai confidato a nessuno. Gli autori sono degli sconosciuti una volta su quattro, nello stesso numero di casi sono parenti (soprattutto zii e padri) e conoscenti.

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Videogame contro la violenza sulle donne

foto: www.newstec.org

foto: www.newstec.org

Si chiama `Picchia la sgualdrina`(Hit the bitch): è il videogame shock sulla sulle .
Nato in danimarca, è il nome del videogame danese contro la sulla .
Lo scopo del gioco è quello di prendere a schiaffi una ragazza fino a farla sanguinare. Per capire chi è il codardo e chi è il `duro`.
Usando il mouse o la webcam può decidere se mollare il primo schiaffo alla ragazza con una grande mano virtuale. A questo punto appare una scala segnapunti: “100% pussy” ovvero “100% femminuccia” e “100% o “100% duro”. I punti aumentano con le botte.
E quando la ragazza a terra non può più rialzarsi il gioco è finito.
Il messaggio finale, davanti alla ragazza sanguinante è questo:”non è stato da duri colpirla. Hai perso il gioco quando hai alzato le mani la prima volta. Non ci sono scuse.
Ecco come funziona questo gioco che dovrebbe combattere la sulle ….
la polemica però è scoppiata facilmente: botte virtuali per combattere le botte reali? Il messaggio rischia di essere confuso e deviante. E il pericolo è che qualcuno possa prendere gusto “al gioco”, e continuare a giocare una volta spento il computer.

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Morta per “cure” contro la sua omosessualità….

punto_interrogativoE’ accaduto in Belgio (non nel profondo sud….non in qualche Stato retrogrado….).
I genitori di origine marocchina, volevano “guarire” la loro figlia dall’omosessualità affidandola a un esperto di Corano.
La povera ragazza è morta dopo una sedicente terapia a base di ustioni e bastonature.
Sono ora in carcere madre, padre e santone esperto di Corano.
Gli imputati hanno dichiarato tramite l’avvocato Johan Platteau l’ intento di curarla perchè posseduta da spiriti demoniaci.

Voi tutti ottusi incapaci di vedere 1 punto di vista diverso dal vostro, quando la smetterete di vedere l’omosessualità come malattia??Come un terribile mostro da sconfiggere??Come un intollerabile male da sradicare??

Le violenze contro le lesbiche

Questo testo è tratto da Irene Zeilinger, Tra visibilità e invisibilità: la sulle negli spazi pubblici – Congresso di Studi di genere “ e città”, Seminario “Sicurezza e insicurezza” – Tours, Francia, 8 marzo 2002. Realizzato per un progetto europeo di ricerca e di azione contro le violenze fatte alle , finanziato dalla Commissione europea e dal Ministero tedesco per la famiglia, i giovani, gli anziani e le . www.garance.be/docs/020308entrevisibilite.pdf
Per noi “lesbica” è una identità psico-sociale. Identità che si forma durante un lungo processo individuale di presa di coscienza verso l’esterno (coming out), che include sicuramente aspetti sessuali, ma anche comportamenti, riflessioni e un insieme di azioni e reazioni che non si limitano alla sessualità.

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Lesbiche aggredite a Padova

Padova, 13 ott. – (Adnkronos) – Due , una brasiliana di 19 anni e un’italiana di 37, sentimentalmente legate, hanno raccontato alla polizia di Padova di essere state insultate perche’ si scambiavano effusioni, da un paio di stranieri, magrebini, uno dei quali avrebbe dato una spinta alla diciannovenne facendola cadere. La polizia e’ intervenuta dopo che al 113 era giunta la segnalazione di una ragazza aggredita sul lungargine del Piovego, in citta’.

Giunti sul posto, gli agenti hanno trovato le due giovani, una brasiliana di 19 anni e un’italiana di 37. La prima piangeva, mentre la seconda ha raccontato agli agenti che due magrebini, dopo averle viste mentre si scambiavano effusioni, le avevano insultate e poi uno dei due aveva dato una spinta alla diciannovenne, facendola cadere dalla bici.

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Ancora e ancora pestaggi……

Il violento pestaggio di un omosessuale di 26 anni è avvenuto la notte tra il 9 e 10 settembre a Firenze, in una piazza del centro, a poca distanza da un locale per gay da cui era appena uscito.
Il giovane ha subito fratture agli zigomi, alla mandibola e al naso ed è stato sottoposto a intervento chirurgico all’ospedale di Careggi. La vicenda, su cui sono in corso indagini della squadra mobile, è stata resa nota da Arcigay Firenze ed ha avuto una prima conferma dal legale dell’associazione, l’avvocato Paola Pasquinuzzi.

Secondo Arcigay il ventiseienne sarebbe stato vittima di un agguato in piena notte fuori da un locale per dove aveva trascorso la serata. E, sempre secondo il racconto diffuso da Arcigay, autori dell’aggressione sarebbero stati due italiani. Con loro ci sarebbe stata una piccola discussione. «Il ragazzo – dice Arcigay – era stato avvicinato e minacciato da due uomini nel corso della serata di mercoledì all’interno di un locale gay del centro. I due erano stati allontanati dai gestori. Intorno alle 3 del mattino, il giovane sarebbe uscito dal locale e si sarebbe diretto a piedi verso piazza Salvemini, dove i due uomini, di circa 35 e 40 anni, lo avrebbero aspettato e gli si sarebbero scagliati contro a mani nude procurandogli fratture agli zigomi, alla mandibola e al naso». Gli amici, prosegue il racconto, lo hanno trovato in una pozza di sangue, quindi lo hanno portato a casa. Ieri mattina il giovane, accompagnato dai genitori, è andato al pronto soccorso dell’ospedale di Careggi, dov’è stato ricoverato. Oggi i medici lo hanno sottoposto ad un intervento chirurgico per ricomporre alcune fratture. La prognosi è di 30 giorni.

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Roma: attentato a discoteca gay

La scorsa notte a c’e’ stato un tentativo di dare fuoco alla discoteca “Qube”, in via di Portonaccio, sede storica della serata “Muccassassina” la più importante festa gay, lesbica e transessuale della capitale. Alle 22.15 i vigili del fuoco sono intervenuti per spegnere un principio d’incendio davanti all’ingresso della discoteca, che si trova nel quartiere periferico del Tiburtino, dove è stato trovato del liquido infiammabile. Sono anche intervenuti agenti del commissariato Porta Maggiore. Le fiamme, secondo la polizia, hanno interessato soltanto l’ingresso e la biglietteria. Nel locale non c’era nessuno perché in questo periodo è chiuso per lavori di ristrutturazione.
Un nuovo attacco contro la comunità lesbica, gay e trans che colpisce uno dei luoghi simbolo della Capitale, il Qube, che da molti anni ospita Muccassassina. Questo episodio, che avviene a poche ore dall’arresto del responsabile dell’aggressione al Gay Village, sembra essere una reazione, un messaggio preciso che parla di intolleranza e ”. Lo afferma, in una nota, il presidente Arcigay Fabrizio Marrazzo esprimendo solidarietà al Circolo Mario Mieli.
MARIO MIELI, ATTACCO OMOFOBO
“Queto episodio è gravissimo. L’assalto alla discoteca Qube è un ennesimo attacco di individui facinorosi e vigliacchi alla comunità gay, lesbica e transessuale che si ritrova da molti anni alla discoteca Qube per la festa più importante della comunità romana e non solo”. Lo afferma, in una nota, il segretario politico del Circolo di Omosessuale Mario Mieli di Andrea Berardicurti. “Un atto intimidatorio che noi siamo certi – aggiunge – abbia origine dalla cieca verso la comunità gay, lesbica e transessuale che si registra anche negli ultimi fatti di ”.

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Gay aggrediti a bottigliate

Dopo essere usciti dal Gay Village di alla 4 di notte, si erano cominciati a baciare, quando un uomo, di 40 anni, li ha aggrediti.
A uno ha spaccato una bottiglia in testa e all’altro ha dato una coltellata all’addome. L’uomo, rintracciato dalla polizia, è stato denunciato per tentato omicidio. Ha precedenti per reati contro il patrimonio e per droga. Uno dei ragazzi aggrediti è stato dimesso con una prognosi di sette giorni, l’altro, sottoposto a intervento chirurgico, è grave, ma non rischia la vita.

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Lesbiche nella Repubblica Sudafricana

Secondo un rapporto di ActionAid, un’agenzia internazionale attiva da anni contro povertà e ingiustizia, pare che nella Repubblica Sudafricana si assista ad una crescente diffusione di violenze sessuali contro le perpetrate da uomini che intendono in questo modo “curare” il loro orientamento sessuale nonché punirle.
“Veniamo insultate ogni giorno, aggredite e picchiate se camminiamo da sole, rischiamo costantemente di essere stuprate. Ci dicono, quelli delle bande, se ti violento poi tu righerai dritto, comprerai le gonne e imparerai a cucinare. Perchè avrai imparato come deve essere una vera donna”. E’ la denuncia, proveniente da una donna che lavora in gruppo di supporto alle vittime di sessuale, raccolta da ActionAid.
Solo a Città del Capo un gruppo di auto aiuto affronta ogni settimana 10 nuovi casi di che hanno subito una sessuale “correttiva”.
I dati ufficiali riportano 31 casi di uccise nel corso di questi attacchi dal 1998, ma la cifra è sicuramente sottostimata poiché la legge sudafricana non prevede che nella registrazione dei reati venga evidenziato l’aspetto legato all’orientamento sessuale.
Inoltre, gli assassini rimangono impuniti: riguardo a quei 31 omicidi, solo per due si è arrivati al processo ed è stata emanata una sola condanna.
Infine, secondo il rapporto, la polizia è riluttante a investigare sulle violenze alle e non vi è adeguato supporto per le vittime.
Le poche coraggiose che parlano apertamente della loro sessualità, o quelle che hanno deciso di denunciare il fatto, sono state aggredite a loro volta, violentate, assassinate. È il caso di Sizakele Sgasa e della sua compagna Salome Massooa che dopo essere state insultate, sono state violentate, torturate e uccise (2007), di Zoliswa Nkonyana di Khayelitsha, vicino a Città del Capo, di 19 anni, lapidata dalla folla (2006), di Eudy Simelane, di 31 anni, ex giocatrice della squadra nazionale di football, che abitava in una delle townships di Johannesburg, stuprata e assassinata anch’essa.

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